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L’emozione che sa offrire un vino sulla tavola non è legata solo alla sua degustazione. Dietro a un grande vino c’è anche una sua storia che aspetta d’ essere raccontata.
Così, unendo il piacere della degustazione a quello della narrazione, un vino può svelarsi a pieno ai suoi appassionati.
Per raccontarvi i vini Marchesi de’ Frescobaldi abbiamo scelto una serie di episodi legati alla storia della famiglia e dei suoi 700 anni di passione per quest’antica e nobile arte. Elementi che hanno contribuito al prestigio di ciascun vino.
Ci auguriamo che le storie che leggerete siano di vostro interesse, e che vorrete condividerle con i vostri amici e commensali.
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TENUTA FRESCOBALDI DI CASTIGLIONI.
La storia di questo vino passa dalla tavola di Enrico VIII
Nell’archivio Frescobaldi si trova un documento di straordinaria importanza. Si tratta della lettera di Enrico VIII del 1519, la richiesta d’acquisto ai Frescobaldi di vini nobili per gli ospiti della Corte Inglese. A quel tempo la Tenuta destinata alla produzione di vino era quella di Castiglioni sulle colline fiorentine, dove dal 1300 la famiglia è dedita alla viticoltura. Da allora molte cose sono cambiate, non la passione e l’amore per il vino. Oggi Leonardo e Cristiana Frescobaldi, con la figlia Diletta, vivono nella Villa di Castiglioni e assicurano che quella terra continui a dare uno dei più nobili rossi di Toscana. Tenuta Frescobaldi di Castiglioni è Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Sangiovese.
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MORMORETO
La storia di un sogno e di 1000 fiorini d'argento.
Questo grande cru toscano si deve al genio di Vittorio, avo dei Frescobaldi. Vittorio aveva un sogno: fare della Toscana una terra di nobili vini. Nel 1855 ebbe l'intuizione di portare in Italia varietà allora sconosciute: il Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Cabernet Franc. Con 1000 fiorini dette inizio al suo progetto. Purtroppo non fece in tempo ad assaporare i frutti del suo lavoro. Ci volle più di un secolo di tempo e di pazienza prima che le viti si acclimatassero perfettamente. Nel 1983 finalmente nacque Mormoreto, dall'omonimo vigneto. Degustarlo è scoprire che quell'antico sogno si è avverato.Mormoreto è Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot
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CASTELGIOCONDO
La storia di questo Brunello è una storia di sfide.
Testimone delle sfide è Guidoriccio da Fogliano, il condottiero raffigurato sull'etichetta. La prima fu vinta nel '74 da Vittorio Frescobaldi quando trasformò i selvaggi territori a sud-ovest di Montalcino in meravigliosi vigneti, perfettamente esposti al sole. La seconda si ripete ogni giorno nei filari di Castelgiocondo. Qui le piante vengono avvicinate l'una all'altra per aumentare la competizione tra loro e dar vita a uve concentrate e ricche di aromi. L'ultima sfida è con il tempo. Questo vino matura e si affina per anni nel legno, preparandosi ad affrontare la sfida dei decenni.
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NIPOZZANO RISERVA
Questa è la storia di una vite che ha sempre sete.
Secondo una credenza popolare, Nipozzano significa "senza pozzo" e indica quelle terre a est di Firenze che erano e sono povere d'acqua. Un unico pozzo fu scavato a fatica proprio per servire l'unico castello della zona. Se l'aridità aveva impedito lo sviluppo di tante colture, attirò invece l'interesse di chi conosceva la vite e sapeva quanto quelle condizioni fossero ideali per questa pianta. Il vino di Nipozzano divenne celebre al punto che già nel '400 era conosciuto da Donatello e Brunelleschi. Ancora oggi, grazie alla cura della famiglia Frescobaldi, quella terra continua ad avere splendidi vigneti, un solo pozzo e naturalmente dei grandi vini.
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REMOLE
Dall'inferno dantesco al Paradiso grazie ai Frescobaldi.
In etichetta si legge che l'antica Villa di Remole custodisce 700 anni di storia dei Frescobaldi. Memorie familiari che spesso incrociano la grande storia. Come quando il poeta Dino Frescobaldi nel 1302 recuperò e restituì all’amico Dante Alighieri, esiliato da Firenze, i primi sette canti dell’Inferno consentendogli di continuare l’Opera. Un fatto riportato anche da Boccaccio, maggior biografo dell’Alighieri. Oggi la villa di Remole è residenza della famiglia di un altro Dino Frescobaldi, discendente del poeta. Remole, il vino, prende il nome da questo luogo. La sua eleganza nasce dall’amore e dalla dedizione che si tramandano di generazione in generazione. Remole Toscana IGT
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POMINO, UNA DELLE DOC PIù ANTICHE AL MONDO
Nel '700 dal Granducato di Toscana partivano via mare i vini destinati ai paesi del Nord Europa. Fu proprio Cosimo III de' Medici, granduca colto e avveduto, a voler certificare per l'esportazione l'esatta provenienza dei vini. In un Bando del 1716 diventato famoso definì i confini dei quattro territori più vocati e considerati già allora i migliori in Toscana. Il bando, considerato il padre delle moderne doc, include Pomino fra le quattro zone di maggiore pregio.
Fu nominata anche una Congregazione per vigilare sulla conservazione della qualità durante il trasporto. Fu così che i vini di Pomino divennero un fiore all'occhiello del Granducato.
POMINO BIANCO, MEDAGLIA D'ORO ALL'EXPO DI PARIGI
Nella splendida cornice di Pomino, alle pendici degli Appennini, furono piantate a metà dell'800 diverse varietà nobili, tra cui lo Chardonnay, tutt'ora alla base del Pomino Bianco. La scelta si è rivelata nel tempo lungimirante. I vini di Pomino ebbero subito i primi attestati di qualità e nel 1873 all'Esposizione Universale di Vienna i primi riconoscimenti ufficiali. A Firenze, due anni più tardi, vinsero la medaglia d'oro, durante un importante concorso agrario a cui parteciparono i produttori di tutta la Toscana. Nel 1878 ottennero il massimo titolo : la medaglia d'Oro all'Esposizione Mondiale di Parigi, ovvero la consacrazione internazionale per i vini di Pomino.
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NIPOZZANO RISERVA: IL VINO CHE UN GRANDE MATRIMONIO HA RESO CELEBRE
A metà dell’800 Leonia degli Albizi, ultima erede dell’antica famiglia, andò in sposa a Firenze ad Angiolo Frescobaldi. Questo matrimonio ribadì un’alleanza duratura nei secoli fra le due dinastie. Ancora oggi l’etichetta del Nipozzano Riserva raffigura lo stemma degli Albizi: i due cerchi concentrici al centro simboleggiano lo strumento utilizzato per cardare la lana. Proprio nell’ Arte della Lana, una delle antiche Arti Maggiori fiorentine, la famiglia aveva costruito la sua fortuna. Sotto lo stemma invece, compare la croce ell’Ordine di Santo Stefano, antico ordine cavalleresco di fondazione pontificia.
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CASTELGIOCONDO: IL SANGIOVESE VA ASSECONDATO COME GLI DEI CAPRICCIOSI DELL'OLIMPO
Il Sangiovese, letteralmente il sangue di Giove, è senza dubbio una varietà esigente come il dio dell’olimpo. Dà il meglio se si rispettano le sue condizioni: allora la qualità potrà essere divina. Va coltivato sopra i 250 metri, predilige le cime collinari e l’esposizione a sud-ovest, per assorbire il sole del pomeriggio, normalmente più caldo. Se il terreno non è abbastanza drenante e ricco di pietre, i suoi grappoli tendono a gonfiarsi perdendo qualità e concentrazione. Insomma è decisamente una varietà capricciosa. Ma a Castelgiocondo ci sono tutte le condizioni ideali per esaltare le qualità dell’uva Sangiovese e produrre un grande Brunello di Montalcino.
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REMOLE, DAL PASSATO AL FUTURO
Remole è il nome di un luogo ben noto a est di Firenze. Qui sono state realizzate opere edili importanti nel corso dei secoli dagli antenati dei Frescobaldi. Le Gualchiere di Remole, costruite nel 1300 lungo il corso dell’Arno, furono un importante opificio, fra i più grandi della Toscana, per la lavorazione e la commercializzazione della lana. Nel 1600 fu ampliata e affrescata la Villa di Poggio a Remole, al centro della tenuta e circondata tuttora da vigneti. Nel Settecento la fornace di Remole, a Sieci, iniziò la sua produzione di laterizi, tegole e piastrelle che tutt’ora rivestono molte dimore fiorentine.
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MORMORETO: LA LEGGENDA DI UN VINO CHE NASCE DAL VENTO
Mormoreto è un vigneto con caratteristiche uniche. Le sue uve, destinante al grande cru, hanno una ricchezza di aromi e di profumi che esalta il carattere di questo territorio così vocato alla viticoltura. C’è però un elemento di magia in ogni grande vino, un aspetto misterioso che decreta il mito. Per Mormoreto in particolare questo è vero. Nel punto dove si trova il vigneto i venti del passo della Consuma s’incontrano con la brezza più mite della valle della Sieve, dando vita a una corrente ricca di suoni e musica che fa muovere le foglie. Un vero e proprio mormorio che anima questo magico vigneto.
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